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Polimero
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Un mwcapolimero (dal mwcqgreco mwcgpolymerḗs, comp. di mwcwpolýs- e mwda-méros, letteralmente mwdq"che ha molte parti"cite-ref-1[1]) è una mwegmacromolecola, ovvero una mwewmolecola dall'elevato mwfapeso molecolare, costituita da un gran numero di gruppi molecolari (o unità strutturali) uguali o diversi (nei mwfqcopolimeri), uniti "a catena" mediante la ripetizione dello stesso tipo di mwfglegame (mwfwcovalente).

Secondo la definizione internazionale mwgqIUPAC, l'unità strutturale viene denominata "unità ripetentesi costituzionale" (CRU, mwggConstitutional Repeating Unitcite-ref-2[2]).cite-ref-3[3] I termini "unità ripetitiva" e "mwiwmonomero" non sono sinonimi: infatti un'unità ripetitiva è una parte di una molecola o macromolecola, mentre un monomero è una molecola composta da un'unica unità ripetitiva. Nel seguito, quando si parla di "monomeri" si intendono dunque i mwjareagenti da cui si forma il polimero attraverso la mwjqreazione di mwjgpolimerizzazione, mentre con il termine "unità ripetitive" si intendono i gruppi molecolari che assieme ai mwjwgruppi terminali costituiscono il polimero (che è il prodotto della reazione di polimerizzazione).cite-ref-0-4-0[4]

Per definire un polimero bisogna conoscere:

• la natura dell'unità ripetente;
• la natura dei mwmagruppi terminali;
• la presenza di ramificazioni e/o mwmgreticolazioni;
• gli eventuali difetti nella sequenza strutturale che possono alterare le caratteristiche meccaniche del polimero.

Benché a rigore anche le macromolecole tipiche dei sistemi viventi (mwnqproteine, mwngacidi nucleici, mwnwpolisaccaridi) siano polimeri (i cosiddetti "polimeri naturali"), nel campo dell'mwoaindustria chimica col termine "polimeri" si intendono comunemente le macromolecole di origine mwoqsintetica: mwogmaterie plastiche, mwowgomme sintetiche e mwpafibre tessili (ad esempio il mwpqnylon), ma anche polimeri sintetici biocompatibili largamente usati nelle industrie farmaceutiche, cosmetiche e alimentari, tra cui i mwpgpolietilenglicoli (PEG), i mwpwpoliacrilati e i poliamminoacidi sintetici.

I polimeri inorganici più importanti sono a base di mwqgsilicio (mwqwsilice colloidale, mwrasiliconi, mwrqpolisilani).cite-ref-5[5]cite-ref-1-6-0[6]

Contents

Storia
Note

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Storia

Il termine "polimero" deriva mwugdal greco antico πολύς?, polýs ("molto") e μέρος, méros ("parte")) e fu coniato da mwuwJöns Jacob Berzelius, con un'accezione differente da quella attuale utilizzata dalla mwvaIUPAC. Tale termine può indicare sia i polimeri naturali (tra i quali il mwvqcaucciù, la mwvgcellulosa e il mwvwDNA) sia i polimeri sintetizzati in laboratorio (in genere utilizzati per la produzione di mwwamaterie plastiche). La storia dei polimeri ha quindi inizio molto prima dell'avvento delle materie plastiche, sebbene la commercializzazione delle materie plastiche abbia aumentato notevolmente l'interesse della comunità scientifica verso la scienza e la tecnologia dei polimeri. I primi studi sui polimeri sintetici si devono a mwwqHenri Braconnot nel mwwg1811, il quale ottenne dei composti derivati dalla cellulosa.

Nel mwxa1909 il chimico belga mwxqLeo Hendrik Baekeland realizza la prima materia plastica interamente sintetica, appartenente al gruppo delle resine fenoliche, chiamandola bachelite, la prima plastica termoindurente. Nel mwxg1912 lo svizzero mwxwJacques Brandenberger produce il mwyacellofan, derivato dalla mwyqcellulosa e nello stesso periodo sono introdotti i polimeri sintetici come il mwygrayon, anch'esso un derivato della cellulosa. Fu il chimico tedesco mwywHermann Staudinger nel mwza1920 a proporre l'attuale concetto di polimeri come strutture mwzqmacromolecolari unite da legami covalenti.cite-ref-7[7] Sempre negli mwaganni venti mwawWallace Carothers si dedicò allo studio delle reazioni di mwbapolimerizzazione.

Nel mwbg1950 la mwbwDu Pont brevetta il mwcateflon (PTFE), frutto di ricerche sui composti di mwcqfluoro e, in particolare, dei mwcgfluorocarburi.cite-ref-8[8] Nel corso degli anni sono stati svolti molti studi sul comportamento mwdwreologico dei polimeri e sulla loro caratterizzazione, nonché sulle metodiche di polimerizzazione. In particolare nel mwea1963 mweqKarl Ziegler e mwegGiulio Natta ottengono il mwewpremio Nobel per la chimica come riconoscimento dei loro studi sui polimeri (in particolare per la scoperta dei cosiddetti "mwfacatalizzatori di Ziegler-Natta").cite-ref-9[9] Nel mwgq1974 il premio Nobel per la chimica fu consegnato a mwggPaul Flory, che concentrò i propri studi sulla mwgwcinetica delle mwhapolimerizzazioni a stadi e mwhqpolimerizzazioni a catena, sul trasferimento di catena, sugli effetti di volume escluso e sulla mwhgteoria di Flory–Huggins delle soluzioni.cite-ref-10[10]cite-ref-11[11] Nel mwjw2022 il mwkamachine learning mediante un algoritmo basato su grafi è riuscito a prevedere dieci proprietà fondamentali dei polimeri, includendo nell'analisi la periodicità di decine o migliaia di atomi le cui catene si ripetono nella mwkqmolecola di struttura.cite-ref-12[12]

Classificazione dei polimeri

I polimeri possono essere classificati in vari modi:

• I polimeri prodotti da monomeri tutti uguali sono detti mwmgomopolimeri, no wikilink perché [[omopolimero]] è un redirect a questa sezionecite-ref-13[13] mentre quelli prodotti da monomeri rappresentati da due o più mwnwspecie chimiche differenti sono detti mwoamwoqcopolimeri.cite-ref-2-14-0[14]
• A seconda della loro struttura, possono essere classificati in polimeri lineari, ramificati o reticolati.cite-ref-15[15]
• In relazione alle loro proprietà dal punto di vista della deformazione, si differenziano in mwratermoplastici, mwrqtermoindurenti, fibre ed mwrwelastomeri.
• Esistono polimeri naturali mwsqmwsgorganici (ad esempio mwswcellulosa e mwtacaucciù), polimeri artificiali, ossia ottenuti dalla modifica di polimeri naturali (come l'mwtqacetato di cellulosa) e polimeri sintetici, ossia polimerizzati artificialmente (ad esempio mwtgPVC e mwtwPET).
• A seconda del tipo di processo di mwuqpolimerizzazione da cui sono prodotti si distinguono in "polimeri di mwugaddizione" e "polimeri di mwuwcondensazione".
• In relazione all'omogeneità del peso molecolare si possono distinguere i polimeri mwvqomogenei da quelli mwvgeterogenei o mwvwmwwapolidispersi, con questi ultimi caratterizzati da alta variabilità del peso molecolare medio.

Classificazione dal diagramma sforzo-deformazione

Ogni mwygmateriale, in seguito a uno mwywsforzo risponde con una deformazione, a cui è associata un maggiore o minore allungamento percentuale. Nel caso dei polimeri si distingue tra:

• mwzgFibre
• mw1aElastomeri.

In linea di massima, i polimeri con maggiore mw1gcristallinità (fibre) sono più mw1wfragili, mentre i polimeri amorfi (elastomeri) sono più mw2aduttili e più mw2qplastici.

A partire dal mw2wdiagramma sforzo-deformazione è possibile ricavare i seguenti parametri:

• mw3gModulo di elasticità: aumenta all'aumentare della cristallinità del polimero
• Allungamento percentuale alla rottura: diminuisce all'aumentare della cristallinità del polimero
• mw4qTensione di rottura: aumenta all'aumentare della cristallinità del polimero
• mw4wTensione di snervamento: aumenta all'aumentare della cristallinità del polimero.

Classificazione dei polimeri per struttura

La struttura dei polimeri viene definita a vari livelli, tutti tra loro interdipendenti e decisivi nel concorrere a formare le proprietà reologiche del polimero, dalle quali dipendono le applicazioni e gli usi industriali. L'architettura delle catene è un fattore che influenza, ad esempio, il comportamento del polimero al variare della temperatura e la sua densità. Si può distinguere infatti tra catene lineari (alta densità), ramificate (bassa densità) e reticolate.cite-ref-16[16]

I polimeri lineari sono quelli nei quali le unità ripetitive di una singola catena sono unite da un estremo all'altro. Tra queste catene si possono instaurare numerosi legami di Van del Waals e a idrogeno. I polimeri ramificati hanno catene da cui si dipartono ramificazioni laterali, che riducono le capacità di compattazione delle catene. Materiali come il polietilene possono essere lineari o ramificati.cite-ref-17[17]

Classificazione in base alla struttura chimica

Esclusi i mw8qgruppi funzionali direttamente coinvolti nella reazione di polimerizzazione, gli eventuali altri gruppi funzionali presenti nel monomero conservano la loro reattività chimica anche nel polimero. Nel caso dei polimeri biologici (le mw8gproteine) le proprietà chimiche dei gruppi disposti lungo la catena polimerica (con le loro affinità, attrazioni e repulsioni) diventano essenziali per modellare la struttura tridimensionale del polimero stesso, struttura da cui dipende l'attività biologica della proteina stessa.

Classificazione in base alla struttura stereochimica

L'assenza o la presenza di una regolarità nella posizione dei gruppi laterali di un polimero rispetto alla catena principale ha un notevole effetto sulle proprietà reologiche del polimero e di conseguenza sulle sue possibili applicazioni industriali. Un polimero i cui gruppi laterali sono distribuiti senza un ordine preciso ha meno probabilità di formare regioni cristalline rispetto a uno stereochimicamente ordinato.

Un polimero i cui gruppi laterali sono tutti sul medesimo lato della catena principale viene detto mw9wmw-aisotattico, uno i cui gruppi sono alternati regolarmente sui due lati della catena principale viene detto mw-qsindiotattico e uno i cui gruppi laterali sono posizionati a caso mw-gatattico.

La scoperta di un mw-acatalizzatore capace di guidare la polimerizzazione del mw-qpropilene in modo da dare un polimero isotattico ha valso il mw-gpremio Nobel a mw-wGiulio Natta. L'importanza industriale è notevole, il polipropilene isotattico è una plastica rigida, il polipropilene atattico una gomma pressoché priva di applicazioni pratiche.

I polimeri isotattici, infatti, differiscono notevolmente da quelli anisotattici allo stato solido sia nel comportamento alla luce polarizzata sia in altre proprietà come la temperatura di fusione, la solubilità e la densità.cite-ref-18[18]

Due nuove classi di polimeri sono i mwaqypolimeri comb e i mwaqcdendrimeri.

Classificazione in base al peso molecolare

I polimeri (al contrario delle molecole aventi peso molecolare non elevato o delle proteine) non hanno peso molecolare definito, ma variabile in rapporto alla lunghezza della catena polimerica che li costituisce. Lotti di polimeri sono caratterizzati da un parametro tipico di queste sostanze macromolecolari ovvero dall'mwaq4indice di polidispersione (PI), che tiene conto della distribuzione di pesi molecolari (DPM) riferibile a una sintesi. Il peso molecolare sarà quindi espresso tramite un valore medio, che può essere definito in diversi modi: come media numerica su intervalli dimensionali o come media pesata su intervalli di peso.cite-ref-19[19]

Si fa inoltre uso del mwarqgrado di polimerizzazione, che indica il numero di unità ripetitive costituenti il polimero,cite-ref-20[20] e che può essere:

• basso: sotto 100 unità ripetitive;
• medio: tra 100 e 1 000 unità ripetitive;
• alto: oltre 1 000 unità ripetitive.

Dal grado di polimerizzazione dipendono le proprietà fisiche e mwar4reologiche del polimero, nonché le possibili applicazioni.

Nel caso in cui il grado di polimerizzazione sia molto basso si parla più propriamente di mwasaoligomero (dal greco mwase"oligos-", "pochi").

Polimeri amorfi e semi-cristallini

I mwasgpolimeri amorfi sono generalmente resine o gomme. Essi sono fragili al di sotto di una data temperatura (la "mwasktemperatura di transizione vetrosa") e fluidi viscosi al di sopra di un'altra (il "punto di scorrimento"). La loro struttura può essere paragonata a un groviglio disordinato di spaghetti, poiché le catene sono posizionate in modo casuale e non vi è ordine a lungo raggio.

I mwasspolimeri semi-cristallini sono generalmente plastiche rigide; le catene di polimero, ripiegandosi, riescono a disporre regolarmente loro tratti più o meno lunghi gli uni a fianco degli altri, formando regioni cristalline regolari (dette "mwaswcristalliti") che crescono radialmente attorno a "siti di nucleazione", questi possono essere molecole di sostanze capaci di innescare la cristallizzazione ("mwas0agenti nucleanti") o altre catene di polimero stirate dal flusso della massa del polimero.

Una situazione intermedia tra i polimeri amorfi e i polimeri semi-cristallini è rappresentata dai polimeri a cristalli liquidi (LCP, mwas8Liquid-Crystal Polymers), in cui le molecole mostrano un orientamento comune ma sono libere di scorrere in maniera tra loro indipendente lungo la direzione longitudinale, modificando quindi la loro struttura cristallina.cite-ref-21[21]

Per un polimero amorfo il volume specifico cresce linearmente fino alla temperatura di transizione vetrosa, in corrispondenza della quale il comportamento cambia da vetroso a gommoso per il fatto che la mobilità delle catene polimeriche aumenta con l'aumentare della temperatura. La transizione è quindi di tipo cinetico e non termodinamico.

I polimeri semi-cristallini hanno anche una temperatura di fusione, alla quale è presente una discontinuità nell'andamento del volume dovuta alla transizione di tipo termodinamico in cui è richiesto calore latente per passare dallo stato cristallino a liquido.cite-ref-6-22-0[22]

Le condizioni che rendono possibile la cristallizzazione di un polimero sono: la regolarità costituzionale, la regolarità configurazionale e la velocità di raffreddamento. La prima è verificata se i monomeri si susseguono in modo regolare lungo la catena, come per tutti gli omopolimeri. La seconda deriva dalla struttura stereochimica ed è verificata solo per i polimeri isotattici e sindiotattici. Infine se il raffreddamento dallo stato liquido procede troppo in fretta le catene non potranno organizzarsi in cristalli e il polimero risulterà amorfo.

Polimeri reticolati

Un polimero viene detto "reticolato" se esistono almeno due cammini diversi per collegare due punti qualsiasi della sua molecola; in caso contrario viene detto "ramificato" o "lineare", a seconda che sulla catena principale siano innestate o meno catene laterali.

Un polimero reticolato si può ottenere direttamente in fase di reazione, miscelando al monomero principale anche una quantità di un altro monomero simile, ma con più siti reattivi (ad esempio, il co-polimero tra mwaumstirene e 1,4-divinilbenzene) oppure può essere reticolato successivamente alla sua sintesi per reazione con un altro composto (ad esempio, la reazione tra lo mwauqzolfo e il polimero del 2-metil-1,3-butadiene, nota come mwauuvulcanizzazione).

Le catene reticolate sono unite tra loro da legami covalenti aventi un'energia di legame pari a quella degli atomi sulle catene e non sono perciò indipendenti le une dalle altre. Per questo motivo un polimero reticolato è generalmente una plastica rigida, che per riscaldamento si decompone o brucia, anziché rammollirsi e fondere come un polimero lineare o ramificato.cite-ref-6-22-1[22]

Conformazione dei polimeri

Le molecole polimeriche non sono esattamente lineari ma presentano un andamento a zig-zag, dovuto all'orientazione dei legami che sono in grado di ruotare e piegarsi nello spazio. La mwau0conformazione di un polimero indica quindi il profilo o la forma di una molecola, che può essere modificata dalla rotazione degli atomi intorno ai mwau4legami covalenti semplici. Il legame tra atomi di mwau8carbonio, ad esempio, ha un angolo di 109,5° dovuto alla struttura geometrica mwavatetraedrica. Pertanto una singola catena molecolare può avere numerosi avvolgimenti, piegamenti e cappi. Più catene possono quindi intrecciarsi tra loro e aggrovigliarsi come la lenza di una canna da pesca. Questi "gomitoli" sono alla base di importanti caratteristiche dei polimeri, come l'estensibilità e l'elasticità. Altre proprietà dipendono dalla capacità dei segmenti delle catene di ruotare quando sottoposti a degli sforzi. Macromolecole come il mwavepolistirene, dotato di un gruppo laterale mwavifenilico e quindi più voluminoso, sono infatti più resistenti ai movimenti rotazionali.cite-ref-23[23]

Copolimeri

Quando il polimero è costituito da due unità ripetitive di natura diversa, si dice che esso è un mwavocopolimero.

Nell'ipotesi di avere due monomeri, vi sono 4 modi di concatenamento delle unità ripetitive A e B che derivano da tali monomeri:cite-ref-24[24]

• random: le unità ripetitive A e B si avvicendano in maniera casuale;
• alternato: se le unità ripetitive si susseguono in coppia, prima A, poi B, poi di nuovo A e così via;
• a blocchi: se le unità ripetitive di uno stesso tipo (A) sono in blocchi che si alternano con i blocchi costituiti dall'altra unità ripetitiva (B);
• a innesto: se le unità ripetitive di uno stesso tipo (A) formano un'unica catena, sulla quale s'innestano le catene laterali costituite dalle unità ripetitive del secondo tipo (B).

I copolimeri random, alternati e a blocchi sono copolimeri lineari, mentre i copolimeri a innesto sono polimeri ramificati.

Configurazione dei polimeri

Le proprietà di un polimero possono dipendere significativamente dalla regolarità e dalla simmetria della configurazione del gruppo laterale. Ad esempio unità ripetitive con il gruppo laterale R possono succedersi in modo alternato lungo la catena (in questo caso la configurazione si chiamerà testa-coda) o in atomi della catena adiacenti (configurazione testa-testa). La configurazione testa-coda è predominante in quanto quella testa-testa generalmente provoca una repulsione polare tra i due gruppi R.

Nei polimeri è presente anche il fenomeno dell'mwaxmisomeria: mwaxqstereoisomeria e mwaxuisomeria geometrica.

Si ha stereoisomeria quando gli atomi sono nella configurazione testa-coda ma differiscono per la disposizione spaziale. Si possono individuare perciò tre configurazioni diverse: mwaxcisotattica, mwaxgsindiotattica e mwaxkatattica. Per passare da una configurazione a un'altra non basta ruotare i legami ma è necessario romperli.

Per unità ripetitive che presentano il doppio legame sono possibili altre configurazioni dette isomeri geometrici: mwaxscis e trans. Si avrà una configurazione cis se due gruppi laterali simili si trovano dalla stessa parte del doppio legame, e trans se si trovano dal lato opposto. Anche in questo caso non è possibile operare una conversione di configurazione semplicemente tramite rotazione del legame della catena data la natura estremamente rigida del doppio legame.cite-ref-25[25]

Polimeri organici e inorganici

Quasi tutte le materie plastiche impiegate oggi sono polimeri organici, formati da molecole molto grandi costituite da lunghe catene di atomi di carbonio. Il polietilene (PE), ad esempio, è un polimero organico in cui ogni atomo di carbonio è legato da due atomi di idrogeno. Polimeri sintetici di questo tipo, come anche il polistirene (PS) e il polietilentereftalato (PET) possono essere utilizzati per fabbricare fibre resistenti o elastomeri simili alla gomma. Molti di questi polimeri presentano però gravi deficienze, legate ad esempio agli sbalzi di temperatura, che li rendono inadatti per certi utilizzi.cite-ref-26[26]

Tutti i polimeri lineari sono vetrosi alle basse temperature e si trasformano in gommosi quando riscaldati. Le differenze rilevabili tra polimeri sono quindi attribuibili principalmente a differenti temperature di transizione vetrosa, condizionate dalla presenza nella catena di diversi gruppi sostituenti o di elementi diversi dal carbonio.

I polimeri inorganici dovrebbero avere le stesse transizioni termiche dei polimeri organici, ma con alti punti di fusione e una considerevole resistenza alla degradazione ossidativa. Grazie alla presenza di gruppi sostituenti diversi, infatti, i polimeri inorganici possono avere proprietà differenti.

Il vetro, per esempio, è un polimero inorganico costituito da anelli di unità silicato ripetentesi, e le rocce, i mattoni, i calcestruzzi e le ceramiche sono per la maggior parte polimeri inorganici tridimensionali.

Il problema di questi materiali è il loro non essere flessibili o resistenti all'urto e perciò non rispondono alle molteplici esigenze della moderna tecnologia.

Proprietà dei polimeri

Le proprietà dei polimeri sono suddivise in varie classi in base alla scala e al fenomeno fisico a cui fanno riferimento.cite-ref-27[27] In particolare, queste proprietà dipendono principalmente dagli specifici monomeri costituenti e dalla microstruttura del polimero stesso. Queste caratteristiche strutturali di base sono fondamentali per la determinazione delle proprietà fisiche di un polimero e quindi del suo comportamento macroscopico.

La microstruttura di un polimero fa riferimento alla disposizione nello spazio dei monomeri costituenti lungo la catena polimerica.cite-ref-28[28] La microstruttura influenza fortemente le proprietà del polimero - come ad esempio mwazuresistenza meccanica, mwazytenacità, mwazcdurezza, mwazgduttilità, mwazkresistenza alla corrosione, comportamento a diverse temperature, mwazoresistenza a fatica,...

Ad esempio, l'architettura e la forma di un polimero, ossia la complessità e la ramificazione del polimero rispetto a una semplice catena lineare, possono influenzare la mwazwviscosità in soluzione, la viscosità di fusionecite-ref-29[29], la mwaaesolubilità in diversi solventi e la mwaaitemperatura di transizione vetrosa. Anche la lunghezza delle catene polimeriche (o in modo equivalente, il peso molecolare) ha un effetto sulle proprietà meccaniche del materialecite-ref-30[30]: infatti maggiore la lunghezza delle catene, maggiore la viscosità, la resistenza meccanica, la durezza e la temperatura di transizione vetrosa.cite-ref-5-31-0[31] Questa influenza è dovuta all'aumento di interazioni tra le catene polimeriche, quali mwaasforze di Van der Waals e mwaawnodi fisici.cite-ref-32[32]cite-ref-33[33]

Proprietà meccaniche

Le proprietà meccaniche dei polimeri, e di un materiale in generale, sono influenzate da molti fattori come il processo di ottenimento del polimero, la temperatura di utilizzo, la quantità di carico e la velocità con cui varia, il tempo di applicazione.

Proprietà tensili

Le proprietà tensili di un materiale quantificano quanto sforzo e deformazione il materiale riesce a essere sottoposto prima di arrivare a rottura, quando sottoposto a mwab0prove di trazione e/o mwab4compressione.cite-ref-34[34]cite-ref-35[35]

Queste proprietà sono particolarmente importanti per applicazioni e usi che fanno affidamento sulla resistenza, tenacità, duttilità dei polimeri. In generale, la resistenza meccanica di un polimero aumenta con l'aumentare della lunghezza della catena polimerica e delle interazioni tra catene. Per lo studio delle proprietà di uno specifico polimero si può fare affidamento su mwacgprove di creep e di mwacorilassamento.cite-ref-36[36]

Un modo per quantificare le proprietà di un materiale è il mwadamodulo elastico (o di Young). Questo è definito, per piccole deformazioni, come il rapporto tra sforzo e deformazione.cite-ref-37[37] Il modulo di elasticità è fortemente caratterizzato dalla temperatura di applicazione, oltre che alla struttura molecolare del polimero stesso. Infatti, polimeri cristallini e amorfi si comporteranno diversamente.

Tuttavia il modulo di elasticità non è sufficiente a descrivere le proprietà meccaniche dei polimeri. Infatti, esso descrive solo il comportamento elastico di un materiale, ma i polimeri annoverano materiali mwadyviscoelastici ed mwadcelastomeri. Questi dimostrano una complessa risposta dipendente dal tempo a stimoli elastici, presentando mwadgisteresi nella curva sforzo-deformazione quando il carico viene rimosso.cite-ref-38[38]

Proprietà di trasporto

Le proprietà di trasporto, quali la diffusione, descrivono la velocità con la quale le molecole si muovono attraverso la matrice polimerica. Sono particolarmente importanti per applicazione dei polimeri come film e membrane.

Il movimento delle singole macromolecole avviene tramite un processo chiamato "reptazione"cite-ref-39[39]cite-ref-40[40].

Transizioni termiche

Come detto precedentemente, a seconda della loro struttura microscopica i polimeri possono essere amorfi o semi-cristallini, ossia costituiti da una parte amorfa e una cristallina (nota bene: non esistono materiali polimerici al 100% cristallini). In base alla temperatura a cui sono sottoposti possono avere determinate proprietà fisiche e meccaniche.

Transizione vetrosa

La parte amorfa di un materiale polimerico è caratterizzata da una mwafotemperatura di transizione vetrosa (mwafsTmwafwg), durante la quale si ha il passaggio da uno stato solido vetroso a uno stato solido gommoso. Questa è una transizione isofasica. Al di sotto di questa temperatura i mwaf0moti microbrowniani tendono a congelarsi e la sostanza assume le caratteristiche meccaniche di un vetro, ossia è rigida, fragile e perde ogni caratteristica di plasticità.cite-ref-41[41]

Al di sopra di questa temperatura i movimenti delle catene molecolari si riattivano e portano la macromolecola a divenire flessibile e gommosa (il cosiddetto "mwagmrammollimento").cite-ref-5-31-1[31]

In questa fase i polimeri amorfi si presentano gommosi ed elastici, con comportamento viscoelastico.cite-ref-42[42] Al contrario, grazie a forze intermolecolari relativamente forti, i semi-cristallini non si rammoliscono troppo e il loro modulo elastico comincia a subire variazioni solo ad alte temperature vicine a quella di fusione.cite-ref-43[43] Questo dipende dal mwahegrado di cristallinità: più è alto, più il materiale è duro e termicamente stabile, ma al contempo è anche più fragile.

La componente amorfa nei semi-cristallini invece garantisce elasticità e resistenza agli urti, dando al materiale una certa duttilità e capacità di deformazione plastica.cite-ref-44[44]cite-ref-45[45] Questo permette al materiale sotto sforzo di subire inizialmente una deformazione elastica (ossia l'allungamento delle catene molecolari della fase amorfa) e, solo in seguito, una deformazione plastica della fase cristallina.cite-ref-46[46]

Cristallizzazione

I polimeri amorfi non presentano ulteriori transizioni di fase all'aumentare della temperatura, al contrario dei semi-cristallini che invece subiscono mwaiecristallizzazione e mwaiifusione (rispettivamente alle temperature mwaimTmwaiqc e mwaiuTmwaiym).

Infatti, tra la temperatura di transizione vetrosa mwaigTmwaikg e quella di fusione mwaioTmwaism, il materiale passa da uno stato solido gommoso/amorfo a uno stato liquido viscoso, nel quale le catene polimeriche sono più o meno libere di muoversi e tendono a riallinearsi secondo il mwaiwgradiente di temperatura. Quindi, se la temperatura a cui il polimero semi-cristallino è sottoposto diminuisce, la struttura di quest'ultimo rimane così riordinata, aumentandone il grado di cristallinità (ciò comporta il rafforzamento delle proprietà cristalline di cui sopra).cite-ref-47[47]

Se la temperatura supera invece la temperatura di fusione mwajiTmwajmm tipica dello specifico polimero, allora anche le regioni cristalline passano da uno stato solido ordinato cristallino a uno stato fuso (liquido viscoso), per cui il materiale perde ogni proprietà meccanica.

La mwajucalorimetria differenziale a scansione (DSC) è un test che misura il calore assorbito o liberato durante il riscaldamento o il raffreddamento di un provino di materiale e riesce quindi a estrarre informazioni riguardanti il punto di fusione (mwajyTmwajcm), la temperatura di transizione vetrosa (mwajgTmwajkg) e la temperatura di cristallizzazione (mwajoTmwajsc).cite-ref-48[48]cite-ref-49[49]

Elenco di polimeri

In base alle normative mwakyDIN 7728 e 16780 (nonché la mwakcISO 1043/1cite-ref-50[50]cite-ref-51[51]), a ogni materia plastica è associata una sigla, che la identifica univocamente. Queste mwaladesignazioni brevi sono una notazione tecnica conveniente alternativa alle regole della organizzazione di mwalenomenclatura chimica mwaliIUPAC.cite-ref-52[52]

• CAB – Acetobutirrato di cellulosa
• CP – Propionato di cellulosa
• EP – Epossidi
• PA – Poliammidi
• PAI – Poliammidiimmide
• PAN – Poliacrilonitrile
• PB – Polibutene-1
• PC – Policarbonato
• PDAP – Polidialliftalato
• PE – Polietilene
• PE-C – Polietilene clorurato
• PEI – Polieterimmide
• PEK – Polieterchetone
• PEEK – Polietereterchetone
• PES – Polietersolfoni
• PF – Fenolformaldeide
• PI – Poliimmide
• PIB – Poliisobutilene
• PMI – Polimetacrilimmide
• PMP – Poli-4-metilpentene-1
• POM – Poliossimetilene, Poliformaldeide, Poliacetale
• PP – Polipropilene
• PPE – Polifeniletere
• PPO – Polifenilenossido
• PPS – Polifenilensolfuro
• PS – Polistirene
• PSU – Polisolfone
• PT – Politiofene
• PTFE – Politetrafluoroetilene (Teflon)
• PUR – Poliuretano
• PVB – Polivinilbutirrale
• PVC – Polivinilcloruro
• PVC-C – Polivinilcloruro clorurato
• PVDC – Polivinildencloruro
• PVF – Polivinilfluoruro
• RC – Cellulosa rigenerata
• SI – Siliconi
• UF – Urea-formaldeide
• UP – Poliestere insaturo

Caratterizzazione dei polimeri

La caratterizzazione dei polimeri avviene tramite l'utilizzo di numerose tecniche standardizzate dall'mwaloASTM, mwalsSPI e SPE, tra cui (accanto a ciascuna tecnica s'indicano le grandezze misurate)cite-ref-53[53]:

• analisi dei mwammgruppi terminali: mwamqpeso molecolare medio numericocite-ref-3-54-0[54];
• ebulliometria, crioscopia e osmometria: peso molecolare medio numerico;
• mwamsmwamwlight scattering: peso molecolare medio ponderalecite-ref-3-54-1[54];
• mwaniviscosimetria: peso molecolare medio viscosimetricocite-ref-3-54-2[54];
• mwangcromatografia di esclusione molecolare: distribuzione della mwankmassa molare;
• mwaowanalisi dinamico-meccanica (DMA): modulo elastico, temperatura di transizione vetrosa;
• test di mwao4solubilità;
• test di mwapadiffusione e mwapepermeabilità;
• test di indice di ossigeno;
• test di resistenza chimicacite-ref-4-55-0[55];
• test di resistenza agli agenti atmosfericicite-ref-4-55-1[55];
• resistenza a mwaqgtrazione;
• misura della mwaqodeformazione permanente.

Note

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Voci correlate
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Collegamenti esterni

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